CENNI STORICI SUL TERRITORIO AVIANESE

Le caratteristiche geografiche del luogo sono alla base delle vicende storiche che ne hanno caratterizzato lo sviluppo. Proprio su alcuni pianori in alta quota sono stati ritrovati numerosi reperti che testimoniano la più antica presenza umana in regione, circa 10.000 anni fa.

Per tutta l'età del bronzo e l'età del ferro, il territorio ebbe un ruolo importante fungendo da via di comunicazione e di incontro tra realtà diverse - zone di pianura e zone di montagna -; la via della pedemontana divenne, quindi, via di transito dove facilmente potevano insediarsi comunità, la cui attività prevalente era la pastorizia e la transumanza.

A partire dal II sec. A. C., le comunità che abitavano la zona dell'Alto Livenza e del Monte Cavallo vennero coinvolte nella romanizzazione del territorio, la cui sistemazione razionale durò nei secoli successivi.All'epoca di inizio impero, Aviano era caratterizzata dall'organizzazione romana e faceva capo al municipio di Concordia; il nome stesso era simbolo di questa appartenenza: Avidius o Avilius, cognome del proprietario fondiario, con il suffisso anum, indicante appartenenza.
In questi anni l'attività prevalente era l'agricoltura, con lo sfruttamento delle risorse idriche, silvestri e pastorali offerte dalla montagna. Tuttavia, alcuni ritrovamenti archeologici fanno presupporre l'esistenza di una produzione economica rurale nelle zone pianeggianti.
Con il crollo dell'Impero romano e l'avvento dei regni barbarici, la presenza umana nel territorio non venne meno. Anzi, proprio allora si rafforzava l'organizzazione religiosa del cristianesimo, caratterizzato dalle pievi, strutture - ecclesiali e sociali - che amministravano interi distretti e costituivano centro di diffusione del vangelo, ma anche di innovazione culturale.

Nel XII - XIII secolo si registra la presenza in zona di tre pievi: S. Maria di Calaresio, ovvero Montereale; S. Maria di Giais e S. Maria di Castello (d'Aviano).

Nel corso dei secoli, Aviano fu oggetto dei disegni politici di diversi protagonisti della storia: imperatori, patriarchi d'Aquileia, vescovi di Concordia, cui si aggiunsero gli abati di Summaga e i vescovi di Belluno. In questi scontri di interessi, ebbe la meglio il principato di Aquileia e ciò portò ad un'organizzazione particolare del territorio, che si sviluppò attorno al castello. Alcuni nobili - chiamati habitatores - furono investiti del Castello, con l'obbligo di residenza e servizio militare e questi costruirono le loro case tra il castello e il percorso della collina. La nuova comunità aveva istituito anche una domus communis per l'amministrazione dei beni, la sorveglianza delle campagne e la riscossione dei tributi. Questo consorzio entrò a far parte del Parlamento della Patria del Friuli, organismo che dai primi del Duecento affiancava il patriarca nelle questioni belliche, politiche, giudiziarie e fiscali. Per quanto riguarda l'amministrazione religiosa, facevano riferimento alla pieve di S. Maria, denominata di S. Giuliana in seguito alla costruzione dell'omonima chiesa, ultimata nel 1329.
Senza dubbio, la fortificazione del colle era l'elemento più evidente della nuova organizzazione, ma tutti i centri rurali vennero provvisti di cerchie murate per difendere il territorio, in ciò agevolati dalle alture , naturale protezione e riparo.
A partire dalla fine del Duecento, a tutto il Trecento, Aviano subì numerosi saccheggi e atti di guerra, soprattutto a causa degli scontri che Venezia e il Comune di Treviso ingaggiarono per il controllo del territorio friulano.

Nonostante le continue violenze, la comunità avianese si dimostrò molto solida e capace di resistere nel tempo alle numerose devastazioni. Accanto al castello, le altre realtà insediative erano gestite come villaggi, con a capo sindaci e merighi, e assemblee - dette vicinie - per i capi delle famiglie native. Le amministrazioni dei villaggi si occupavano di questioni relative alla giustizia più spicciola, al culto religioso e al governo del patrimonio collettivo. Vi era uno spazio di autonomia, ma sempre nell'osservanza degli obblighi di appartenenza alla giurisdizione castellana. Tuttavia, nel giro di qualche decennio, tra il XIII e il XIV secolo, la villa di Aviano sviluppò un ordinamento separato dal Castello, tanto da entrare nella seconda metà del Trecento nel Parlamento della Patria.

Caratteristica della storia avianese di questo periodo, e del suo successivo sviluppo è una "dualità" tra castello - dove aveva sede il capitano e vigeva il diritto militare - e comunità - centro di una gastaldia comprendente anche Montereale e la Valcellina. Questo regime comportò una separazione anche in campo religioso con l'individuazione di una pieve autonoma, nella chiesa di San Zenone, e l'obbedienza a Concordia.

Significativo, nella trasformazione caratterizzante questi secoli è l'allentamento del legame tra San Martino e la pieve di Calaresio e il progressivo avvicinamento, politico e militare, al castello. Iniziava, così a formarsi una comunità avianese non più circoscritta al paese Aviano, ma a tutti i luoghi che formano l'attuale comune. Fondamentale in questo processo di trasformazione è l'adozione di un unico statuto per tutta la giurisdizione e gastaldia.

A partire dal XV secolo, infatti, ad Aviano si cominciò a porre attenzione sulle questioni legislative e penali e nel 1403, il Patriarca Antonio II Pancera predispose una raccolta di norme e consuetudini. Gli statuti formati in quel periodo trattavano soprattutto di diritto penale e attingevano alla tradizione giuridica di Concordia e Prata.

Il XV secolo fu ancora un periodo di grande instabilità: Aviano fu assoggettata alla Repubblica di Venezia (tra il 1419 e il 1420), venne aggregata alla gastaldia sacilese e ottenne nuovamente la sua indipendenza nel 1424. Ma, a partire dal 1452 il Senato veneziano assegnò Aviano a Cristoforo Mauruzi da Tolentino, suo condottiero, il quale tentò di svilire le prerogative locali di autonomia.

Tra il Sei e Settecento, la nobiltà veneziana, la borghesia e l'aristocrazia locale acquistarono parti del territorio fino ad allora di uso collettivo. Ciò, da un lato, comportò l'impoverimento di molte famiglie contadine, dall'altro determinò la coltivazione di aree fino ad allora improduttive o poco utilizzate a beneficio, soprattutto, di alcune famiglie del patriziato locale come i Menegozzi e i Policreti.

Diversamente accadeva in montagna, dove la proprietà collettiva di pascoli e boschi continuò fino all'età contemporanea, favorendo una particolare forma di economia, architettura e organizzazione sociale che si esprime nelle malghe, piccole realtà insediative, spesso a carattere stagionale che sorgevano e venivano poi abbandonate.

Negli anni sotto il dominio veneziano non cessarono le guerre sulla pianura avianese. Particolarmente violenta fu, nel 1499, l'invasione dei turchi, che per la terza volta in ventisette anni si abbatterono sul Friuli. La campagna avianese - da Marsure a Pieve - subì ogni tipo di razzia, incendi e devastazioni. La scorreria turca del 1499 è sicuramente l'evento drammaticamente più significativi della storia avianese. Terminò in un'incredibile carneficina e con lo spopolamento del territorio a causa della cattura e riduzione in schiavitù di quasi tutta la popolazione.

Duecento anni dopo le invasioni turche (1699) moriva a Vienna l'avianese Carlo Cristofori, passato alla storia con il nome di Padre Marco d'Aviano, frate cappuccino, famoso per aver contribuito a fermare i turchi nel loro tentativo di conquistare Vienna e, da lì, l'Europa.

Aviano è da sempre profondamente legata alla figura di Padre Marco.

Il secolo successivo fu segnato dalla fine delle giurisdizioni castellane e della Repubblica di Venezia, dal passaggio delle armate francesi e austriache, dell'esercito napoleonico e di terribili carestie. Tuttavia, fu anche il secolo che segnò l'inizio di nuovi ordinamenti statali e amministrativi: nacquero le municipalità moderne con l'aggregazione dei paesi in comuni.

Aviano venne scelta dai francesi come cantone- organismo intermedio che raggruppava paesi e villaggi e questa funzione mandamentale fu esercitata anche sotto l'amministrazione austro-ungarica.

L'Ottocento e il Novecento sono caratterizzati dallo sviluppo del fenomeno dell'emigrazione e dalla trasformazione della società, dovuta soprattutto alla costruzione della ferrovia. Nell'Ottocento Aviano rappresentava un piccolo centro abitato da contadini e proprietari terrieri. L'emigrazione era un fenomeno per lo più temporaneo e stagionale: gli scalpellini avianesi erano molto richiesti all'estero e, con muratori, carrettieri e sterratori, contribuirono a costruire le ferrovie in tutta Europa.

Con l'inizio della Prima Guerra Mondiale molti lavoratori rimpatriarono, ma durante tutta la guerra, Aviano viveva un periodo di lutti e carestie e, alla fine, era un paese stremato dalla fame in cui il problema della disoccupazione era reso ancora più grave dal ritorno a casa dei reduci. Nel tentativo di offrire una soluzione, il governo aveva puntato sulla realizzazione di grandi opere pubbliche che, nel territorio avianese, erano la linea ferroviaria Sacile - Pinzano e una seconda linea che avrebbe dovuto unire Pordenone con Aviano e Oderzo e che non venne mai realizzata. In questo periodo si registrarono numerosi scioperi e manifestazioni di lavoratori; tuttavia la disoccupazione era così alta che l'unica soluzione continuava ad essere l'emigrazione.

La storia avianese del Novecento vede la nascita delle cooperative di consumo: la prima sorse dalla società cooperativa degli scalpellini, nata nel 1908 per sfruttare la cava di Pedemonte e trasformata nel corso del tempo in un'azienda di distribuzione alimentare con lo scopo di calmierare i prezzi di largo consumo.

Nel 1910, in località "Comina" nasceva la prima scuola di volo che richiamò l'attenzione dello Stato Maggiore dell'Esercito interessato a costruire un efficiente campo di aviazione militare e, infatti, l'anno successivo, entrava in funzione l'aeroporto di Aviano. A partire dalla prima guerra mondiale, il campo assunse un'importanza strategica e divenne sempre più vasto ed importante e a partire dagli anni '50 ha ospitato la base militare NATO.

In epoca recente, Aviano e le sue frazioni costituiscono una realtà comunale sicuramente benestante. Per quanto riguarda il settore produttivo, Aviano ha visto svilupparsi la media industria, soprattutto a partire dal 1971. Nel settore agricolo, invece, si è verificata una certa riduzione del numero delle aziende a vantaggio della specializzazione e della modernizzazione. In quello zootecnico vi è una buona stabilizzazione del numero dei capi e si deve registrare un certo successo per l'allevamento dei cavalli. In generale, gli allevamenti si avvalgono nei periodi estivi dell'alpeggio, con il conseguente recupero di un gran numero di malghe.